storie senza limiti / camillo sanguedolce

17 gennaio 2010

Elogio del Regalo Riciclato

Filed under: Elogio del Regalo Riciclato — camillosanguedolce @ 18.50

Passate le feste natalizie comincia il riflusso, la marea di ritorno, il pellegrinaggio ai negozi dove ancora è possibile cambiare il regalo sbagliato ricevuto.

Partendo da un presupposto: nel ricevere un regalo ci è necessaria più generosità che a farlo. E’ una predisposizione d’animo, un’apertura mentale all’arte del possibile: apprezzare – non l’oggetto più o meno inutile o più o meno brutto – ma il gesto del regalo in sé, valutando non l’oggetto ma chi l’ha regalato: la vecchia zia che continua a regalarci ninnoli di Capodimonte va amata e ringraziata sempre, per quello che è e non per quello che porta.

Ci sono brutti regali che nascono da brutte circostanze: dover ricambiare, mancanza di tempo per l’acquisto, pochi soldi da voler o poter spendere, scarsa conoscenza della persona a cui il regalo va e/o assoluto disinteresse per quella persona.

Brutti regali ne facciamo e ne riceviamo. Se non si possono cambiare li cestiniamo o li ricicliamo – passando per i vari casi-limite come quello di una coppia di amici che hanno ricevuto per regalo di nozze un orrendo quadro in argento sbalzato e smaltato che tengono nascosto nell’armadio e che tirano fuori quando aspettano in visita i parenti autori del delittuoso regalo.

Fra i “riceventi generosi” che descrivevo all’inizio ce ne sono di due tipi: gli stoici e i pratici. I pratici, benché apprezzando il gesto in sé, continuano a valutare l’oggetto per quello che è, e se ne disfano: spazzatura o riciclo poco importa. Gli stoici, invece, non riescono a separare l’attenzione per la persona dall’attenzione per l’oggetto, e pur non amandolo cominciano a conviverci, gli trovano una collocazione nel loro immaginario e nella loro casa… C’è da aggiungere che questi stoici, in genere, difettano di gusto proprio e vivono in appartamenti che presto cominciano a somigliare a magazzini di rigattieri.

Una piccola percentuale di riciclatori si disfa del regalo sgradito vendendolo online o ai mercatini dell’usato – ma il riciclo di cui faccio l’elogio è un’altra cosa: è un’arte. L’arte non è mai (anche se i parametri cambiano nel tempo) disgiunta dalla bellezza, e quanto l’oggetto è veramente brutto (o inutile) tanto più va trattato con cura e bellezza d’animo: perché ogni cosa, qualsiasi cosa, che non piaccia o non serva a noi, può piacere o servire a qualcun altro – come ci insegnano oggetti e piccoli mobili recuperati dai cassonetti: ciò che è superfluo per qualcuno è indispensabile a qualcun altro.

Parafrasando la natura: nulla si distrugge, tutto si ricicla. E del resto c’è chi lo fa per mestiere o chi ne fa anche arte. Un’amica per i suoi primi quarant’anni ha ricevuto il secondo impianto stereo che, previo amichevole accordo, ricicla all’altr’amica che ha appena fuso il suo. Ma l’arte vera consiste nell’individuare nella cerchia di amici e conoscenti la persona a cui il nostro ingombro può rivelarsi utile o gradito – senza riciclare a caso brutti oggetti reiterando brutti e ingenerosi gesti: perché fare un regalo, inevitabilmente, significa dare un valore monetario al nostro rapporto di amore, amicizia o parentela.

Regalare quello che si dice “un pensierino”, tipo un angioletto da 3 euro, significa davvero dare solo corpo a un “ti penso”… solo che quel “ti penso”, poi, deve essere collocato, spolverato… quindi non prendiamocela se poi, a casa dei nostri amici, non lo vediamo più perché è stato rispedito al creatore: il messaggio affettuoso è arrivato… ma la sua fisicità era troppo ingombrante! In questo caso, se si ha poco da spendere, meglio spendere in mangereccio: una tavoletta di cioccolato o un lecca-lecca gigante dichiarano il nostro affetto con più dolcezza e meno ingombro nello spazio e nel tempo.

Ricapitolando: bisogna avere la pazienza e l’accortezza di conservare con amorosa cura l’oggetto che vogliamo riciclare, marcandolo con la data e il nome della persona da cui l’abbiamo ricevuto – per non restituirglielo al prossimo natale (che può succedere anche questo!) e per poterlo serenamente riciclare, in un secondo tempo, in un altro ambito a un’altra persona che non abbia contatti con la prima: questa regola è fondamentale affinché la cosa brutta e/o inutile che ci è stata regalata, magari in esemplare unico perché pregiato pezzo artigianale, non venga poi ritrovata in bella vista a casa di parenti e amici comuni.

Conservare, però, significa anche avere in casa uno spazio apposito che non sempre c’è. I meglio organizzati, i professionisti del riciclo, in genere non aspettano neanche natale per aprire il pacco, e battendo il ferro caldo lo vanno a cambiare subito in negozio o lo re-incartano per ricollocarlo durante la stessa festa: risparmiando, così, soldi tempo ed energia. I più romantici, invece, aspettano di aprire i regali sotto l’albero, fingendo anche con se stessi sorpresa meraviglia e gratitudine per ogni ulteriore fermaglio o porta-chiavi che accumulano: perché comunque il natale è natale… e per fortuna viene solo una volta l’anno.

Ci sono poi i realisti disincantati che meritano tutto il nostro possibile rispetto: sono quelli che in genere spendono cifre anche considerevoli e fanno regali importanti – ma proprio perché consapevoli che chi riceve il regalo lo guarda sempre con occhi differenti dai nostri (o perché naturalmente insicuri, o perché resi tali da mogli e fidanzate sempre incontentabili) si premuniscono, al momento dell’acquisto, chiedendo se sarà possibile cambiare e conservando lo scontrino per l’occasione che sicuramente verrà. In questo caso si tratta di riciclatori per interposta persona, di riciclatori del proprio stesso regalo, che alla gioia dell’acquisto accompagnano però un’amara consapevolezza.

Il periodo d’oro del riciclo selvaggio si pone in quella terra di mezzo fra il natale e il capodanno, quell’ultimo spazio conosciuto fatto di pochi giorni confusi che presto ci condurrà all’ignoto del nuovo anno, quando – molti anche attenti a riciclare le carte da regalo ben stirate in una scatola insieme a tutti i possibili nastri da riciclo per regali da riciclare – si vanno a fare gli auguri agli amici e ai parenti sfuggiti al primo giro: in genere tutto viene ridistribuito a caso e la candela profumata avuta dalla collega va bene anche per la seconda moglie dello zio.

Infine ci sono i riciclatori giocosi che organizzano le tombole-kitsch dove le poste in palio sono i regali da brutti e inutili. E’ un’occasione divertente per disfarsi della propria paccottiglia col rischio di portarsene a casa altra: se da un lato c’è la naturale voglia di vincere al gioco, dall’altra c’è il terrore di vincere l’orrendo premio. Si ride, e si dà agli oggetti un vero valore: quello catartico. Ma attenzione, nuovamente, a non mettere in palio regali che l’altro concorrente potrebbero riconoscere come proprio.

Dunque riciclare un regalo a volte si può, certe altre si deve: perché nessuno ci obbliga a convivere con oggetti che riteniamo inutili e brutti: che se la bellezza è negli occhi di chi guarda… basta mettere quell’orrore davanti agli occhi giusti!

E per finire un riciclo davvero da manuale (e senza nomi): c’è stato uno che ha riciclato la sua fidanzata (che non sopportava più) al suo migliore amico che non perdeva occasione per dirgli quanto fosse fortunato ad essere amato da una donna così… Né la fidanzata (poi ex) né l’amico si sono mai accorti di essere stati oggetto e destinatari di riciclo… ma questa è una storia che va raccontata un’altra volta!

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