storie senza limiti / camillo sanguedolce

8 febbraio 2009

L’Imperatore di Cioccolato Fondente e la Fanciulla Morta non Ancora Morente

 

 

 

 

 

 

favola semitragica dalla Repubblica delle Banane

 

 

 

  


            C’era una volta, in un tempo non molto lontano e in un luogo anche troppo vicino, una donna morta, forzosamente trattenuta in vita dalla tecnologia. Finché il suo vecchio padre, il Signor Pipino, col cuore colmo di dolore, pensò di riprendersi, solo per sé, il cuore della figlia morta che solo le macchine facevano palpitare artificiosamente per poterlo finalmente seppellire in un cofanetto di cristallo.

Nessuno però, in quel paese, la Repubblica delle Banane, era più padrone della propria vita né del proprio dolore, come anche delle proprie sofferenze e della propria morte, perché nel corpo geografico di quel paese non troppo lontano era da sempre incistato un altro paese straniero, come un cancro silente che si mascherava da cellula amica proteica e necessaria alla sopravvivenza stessa del paese ospite: un po’ come una naturale simbiosi in cui si è utili reciprocamente; ma di fatto, la piccola cellula cancerosa che qui chiameremo col nome di Stato del Vaticinio, spadroneggiava nel corpo ospite succhiandone ingenti risorse economiche e guidando di fatto la vita sociale e politica della Repubblica delle Banane.

In questa terra viveva, a quel tempo, un omino piccino piccino che però covava nel suo cuore una passione segreta e devastante: farsi Re del Mondo. Ma, nato in una povera famiglia, per la sua ascesa sociale non possedeva altri mezzi che la sua indiscutibile intelligenza e la sua naturale simpatia: cominciò dapprima a incantare un pubblico ristretto facendosi chansonnier di melodie popolari e, verificata la sua naturale presa sul pubblico come consumato incantatore di serpenti, si sottomise a un oscuro apprendistato, al quale dedicò lunghi anni della sua vita, facendosi adepto di una setta segreta che, coi simboli della squadra e del compasso, si dicevano “Liberi Costruttori del Mondo Interiore” ma, che in realtà progettavano di ricostruire, per i loro interessi deviati, il mondo reale ed esteriore.

Così, l’omino piccino piccino, concluso il suo oscuro segreto apprendistato di Fratello Costruttore, si ripresentò al mondo civile come Cavalier Strabiconi che, occultamente finanziato dall’occulta Società, costruì una seconda sfolgorante città, MediaCity2, accanto alla vecchia città che gli aveva dato i natali: la ricostruzione della sua vita, e del mondo, aveva dunque inizio.

Ovviamente fu un grande successo: quelle migliaia di appartamenti costruiti sul nulla fruttarono migliaia di milioni, sia a lui che agli oscuri Fratelli Costruttori che l’avevano istruito ed economicamente sostenuto. Così, acquisito sotto la luce del sole il potere economico, non restava che conquistare anche il potere sull’arte della comunicazione, vero veicolo verso il cuore e le menti delle genti comuni ancora ferme a salmodiare i vecchi obsoleti precetti del Vaticinio.

Le nuove sfavillanti preghiere sarebbero stati i messaggi pubblicitari e le nuove sonore campane i jingles televisivi, per trasformare ottusi e assopiti fedeli in altrettanto ottusi e assopiti telespettatori, clienti di un nuovo tempio in cui adesso si predicava per vendere, e si vendeva per rallegrare, e si rallegrava per riaddormentare le coscienze sazie e soddisfatte di merendine e donnine discinte.

Il vecchio Stato del Vaticinio, altrettanto assetato di potere sulle cose e sulle coscienze,  piuttosto che dichiarare guerra al Nuovo Credo, se ne fece subito complice silente, alla spartizione delle anime e dei milioni.

Acquisito dunque il Potere della Comunicazione attraverso la televisione e la stampa, al Cavalier Strabiconi non restava, adesso, che conquistare anche il Potere Politico – se voleva smontare dall’interno il vecchio sistema per potersi incoronare Re del Mondo.

Ma il suo potere politico non sarebbe mai stato quello dei vecchi dinosauri della Democrazia Vaticinia sempre proni agli interessi dello Stato Vaticinio, perché, forte del potere occulto dei suoi Fratelli Costruttori (che contavano adepti in tutto il mondo e persino fra le spesse mura dello Stato Vaticinio) avrebbe, da oggi in poi, fatto il bello e il cattivo tempo, incantando con la sua voce melodiosa e il suo sorriso accattivante milioni e milioni di quei popolani solerti coltivatori di caschi di banane. Incantando e blandendo, ma anche ricattando chiunque si mettesse di traverso sulla sua strada di futuro Re del Mondo – fossero pure i più alti Prelati del Vaticinio, o potentati economici, oppure alleati politici e oppositori sociali (dato che nella Repubblica delle Banane non c’erano oppositori politici). Dove non convinceva con una canzone e un sorriso alternati ai consigli per gli acquisti, arrivava con un orologio d’oro tempestato di diamanti, e laddove falliva anche con la blandizie della ricchezza sfoderava oscuri vaticini e reali minacce.

Il suo disegno era – sovvertendo leggi e regole – farsi Presidente della Repubblica delle Banane e poi, sgominati un po’ alla volta tutti gli oppositori, che pure nel paese non mancavano, farsi Tetrarca del Vaticinio prima e, infine, Re del Mondo.

Ma, inconsapevole del ruolo che gli stava apprestando il destino, si mise per traverso su questo suo percorso, il Signor Pipino, quello sconosciuto piccolo vecchio papà che, col suo cuore grande e ferito, voleva riappropriarsi del cuore ferito e spento della propria figlia sospesa da lunghissimi anni nella non-morte.

Dapprima, il Cavalier Strabiconi, non si curò affatto di lui, che i dolori del cuore d’un qualsiasi papà non inquietavano il suo sonno denso di sogni alla conquista del mondo, ma quando, inopinatamente, lo Stato Vaticinio, sempre in cerca di visibilità politica e sociale, cominciò a occuparsi del caso, lui pure dovette scendere in campo per non lasciare sguarnito nessun campo di battaglia: a tal proposito va riferito come anche nei tornei di Risiko partecipava sempre un suo fido lacchè per conquistare a suo nome financo i paesi di carta.

Dunque, dacché i Prelati del Vaticinio cominciarono a scagliare anatemi e pattuglie di forsennati moralisti contro il Signor Pipino già annichilito dal suo personale dolore – lui pure, il Cavalier Strabiconi, fu costretto a disporre i suoi scherani e a far sentire la sua voce che via via, negli anni dell’esercizio del potere assoluto, aveva perso la sua naturale melodiosità per farsi tonitronante e vieppiù imperiosa: Per dimostrare al mondo che quella povera giovane non-più-giovane donna morta non-ancora-morta (privatamente definita “quella cazzo di zombi fottuta”) era ancora viva, lui, il Cavalier Strabiconi in persona, l’avrebbe inseminata artificialmente (data la già artificiale vita di cui ella godeva) così che la donna avrebbe partorito un Suo Figlio per virtù di una provetta SpiritoSantificata.

Con questo clamoroso proclama, in un colpo solo, si sarebbe imposto come Salvatore della Vita-oltre-la-vita, una sorta di Dio del Purgatorio Terreno, contro cui nulla avrebbero potuto, sia il Tetrarca del Vaticinio che era solo un misero rappresentante dell’Ultraterreno, sia il Presidente della Repubblica delle Banane quale custode di quella vecchia Costituzione che lui, il Cavalier Strabiconi, avrebbe finalmente riscritto di suo pugno sotto la segreta dettatura dei suoi antichi Fratelli Costruttori.

Ma se il vecchio e miopie Tetrarca del Vaticinio continuava a concedergli il suo consenso confidando nella spartizione d’anime e giacimenti aurei, il vecchio Presidente della Repubblica, che da giovane era stato un vivace guaglione napoletano, si fece saltare la mosca al naso e gli disse papale papale che lui, esso, o’ Cavalier Strabiconi, alla povera morta vivente non l’avrebbe toccata neanche con una siringa, altro che provetta spiritosa!

Quello che seguì fu una grandiosa ammuìna che coinvolse tutti i centoquarantasette partiti politici del Paese, e financo la popolazione che, stanca della troppa pubblicità in tivvù, si affacciò alle finestre cominciando a inveire tutti contro tutti.

Nello Stato Vaticinio, intanto, il vecchio Tetrarca, sobillato dai suoi altrettanto vecchi Prelati, fu costretto a mandare via la modista  con cui stava provando i nuovi cappellini e fece convocare di gran carriera il Gran Capitano del suo esercito privato che, essendo inesistente, era fatto di sagome cartonate dell’esercito d’un altro Paese senza esercito: le Guardie Svizzere.

In men che non si dica, in soccorso al suo amico Strabiconi, il Tetrarca fece schierare il suo esercito cartonato ad assediare il Presidente nel proprio Palazzo. Ma le altissime guardie presidenziali, che non erano cartonate benché ancora armate di alabarde, sbaragliarono l’esercito nemico come un fragile castello di carte, mentre il popolo tutto, Strabiconiani e Non, stanco di subire soprusi, eccessiva pubblicità e clericali intrusioni in camera da letto, armati di telecomando andarono ad assediare tutti i palazzi in cui viveva il Cavalier Strabiconi dove, sorpresa delle sorprese, trovarono solo soubrettes e ministri che giocavano a mosca cieca e intere collezioni di cartonati di Strabiconi agghindato e sorridente per le più varie occasioni: da quella che fa le corna nelle foto ricordo, a quella che tocca il culo alle signore ministre di Paesi Stranieri a quella, munita di sonoro, che racconta barzellette zozze su ebrei che inculano i musulmani e malati di aids che ballano il samba nei campi di concentramento.

In quanto il vero Cavalier Strabiconi stava volando via verso la Svizzera, paese amico in cui il Tetrarca dello Stato del Vaticinio l’aveva spedito, incoronandolo Imperatore Svizzero per meriti illusori e altamente fittizi.

Una volta insediatosi colà, scortato dall’esercito cartonato di Guardie Svizzere, l’Imperatore Strabiconi Primo, memore e nostalgico della sua antica patria, volle innovare tutte le fabbriche di cioccolato svizzero convertendole in fabbriche di banane cioccolattate. E il popolo svizzero tutto, ben più pragmatico di quello delle Banane, volle rendergli omaggio con una statua di cioccolato e, fattolo salire su un piedistallo poco più alto dei tacchi delle sue scarpe, gli colò addosso tonnellate di cioccolato fuso e fondente così da farlo statua egli stesso.

E oggi, ristabilito l’ordine naturale delle cose, Strabiconi Primo è consegnato alla storia benché non come Re del Mondo; gli Svizzeri senza esercito fanno sempre ottima cioccolata e precisi orologi simil-oro in onore del loro primo e ultimo imperatore; il Tetrarca del Vaticinio continua a sfoggiare sempre nuovi vistosi cappellini durante le sue incursioni nelle camere da letto del popolo, e l’oscura setta dei Liberi Costruttori del Mondo Interiore è di nuovo alla ricerca di un fantoccio da esporre al mondo esteriore. Il mondo politico della Repubblica delle Banane si è ricompattato tutto intorno a se stesso e fra i partitini sotto la soglia del quattropercento, insieme ai nostalgici di Lenin e Mussolini oggi ci sono anche quelli dell’Imperatore di Cioccolato Fondente.

E il povero Signor Pipino con la sua povera figlia attorno ai quali si scatenò la rivoluzione? Nessuno, oggi, si ricorda più di lui, per fortuna, e sua figlia, chissà, è forse morta in pace. Che è ciò che in fondo ognuno di noi spera per se stesso. Così, se alla fine di questa storia non tutti vissero felici e contenti – certamente molti vissero più consapevoli e dolorosamente padroni del proprio destino.

Camillo Sanguedolce © tutti i diritti riservati

 

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