storie senza limiti / camillo sanguedolce

7 settembre 2009

Un Lunedì dell’Angelo

Filed under: 5 - STORIE/DIARIO,Un Lunedì dell'Angelo — camillosanguedolce @ 18.50

A volte certe cose ritornano. Come questo tramonto, oggi, a piazza Cavour, che tinge d’arancio la metà in alto del Palazzaccio contro cui si stagliano i ciuffi di quattro palme già prese dall’ombra della sera. Questo tramonto uguale a quello di un anno fa, all’incirca, quando come ora, a questa stessa ora, aspettavo per entrare al cinema Adriano e, nell’attesa, oziosa e serena, chiamai un numero che era nella memoria del mio cellulare, allora. Un numero nuovo, un numero che mi incuriosiva e sul quale cominciavo a ricamare pensieri innocenti di sogni potenti.

Era stato un incontro di tre mesi prima, era stato il Lunedì dell’Angelo. Un incontro che poteva essere simile a tanti altri che non hanno significato più nulla già l’attimo dopo, e che invece. Sarà che a volte siamo più ottimisti, e ricettivi, e sognatori. Sarà che diamo significato a cose che di per sé non ne avrebbero. Il Lunedì dell’Angelo. Ho incontrato un angelo? Il Lunedì dell’Annunciazione. Mi si annuncia qualcosa di nuovo e di bello? Sarà che siamo sempre in attesa di qualcosa e di bello e allora siamo disposti a credere alla prima faccia d’angelo che ci sorride come al primo oroscopo che ci annuncia meraviglie. Siamo lì per credere. E per cadere.

Un anno fa ci eravamo sentiti ancora poche volte da quel Lunedì dell’Angelo, poche ma sufficienti a mettere insieme quattro coordinate su cui cominciare a tessere la nostra tela. E quando mi rispose, un anno fa, in questo medesimo tramonto di questa stessa piazza Cavour, aveva mal di gola e un po’ di tosse, un malessere leggero che mi intenerì. Perché ero lì per credere e per intenerirmi. Poi fu quel che fu.

Certe cose a volte ritornano. La stessa luce di due colori, l’arancio e l’indaco che si stemperano l’uno nell’altro, con noi in mezzo a rilucere di riflessi che neanche vediamo. E nell’attesa che arrivi l’ora di entrare al cinema tiro fuori, ora, lo stesso grigio argento del mio telefonino di un anno fa, con gli stessi numeri in memoria, qualcuno più qualcuno meno. Quel numero c’è sempre, anche se non lo uso più da un po’. Perché in quest’anno che si compie l’ho usato via via sempre più, fino a non averne più bisogno per quanto ce l’avevo accanto. Poi improvvisamente, guardando un vecchio calendario, ci si rende conto che il Lunedì dell’Angelo dell’altr’anno era anche il Primo di Aprile. E noi che cerchiamo sempre dei significati, pensiamo, a questo punto della storia, che era tutto uno scherzo di cui non ci eravamo resi conto.

Ritornano certe cose a volte. Non più la trepida speranza di una cosa che non si conosce ancora, però. Già sostituita dall’ancor fragile consapevolezza di ciò che è stato e che non potrà ripetersi mai più. La saggezza popolare l’ha sempre detto che non ci si bagna due volte nella stessa acqua, e non solo perché l’acqua scorra in continuazione ma perché, se anche ci bagnassimo in una tinozza in cui l’acqua è ristagnata per un intero anno, noi non ci bagniamo mai due volte nella stessa acqua perché noi stessi non siamo più gli stessi di una volta.

A volte certe cose ritornano. Certe altre, no.

Roma, 3 luglio 2003

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